Article du Bulletin
Sissi: dalla Valmalenco la prima mummia di marmotta [Sissi : de valmalenco, la première momie de marmotte].
Tintori Andrea, Cardini Andrea, Cattaneo Cristina & Di Giancamillo Mauro · 2002 · Abstract Giornate di paleontologia.
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Résumé
In Val Sissone, circa 30 anni fa, venne alla luce una marmotta mummificata: l'esemplare, splendidamente conservato, giaceva sulla morena superficiale della Vedretta del Disgrazia e fu raccolto da un cercatore di minerali. Recentemente la mummia, denominata Sissi dalla valle di provenienza, è stata donata al comune di Chiesa Valmalenco perchè possa essere valorizzata. Lo studio è stato affidato ad Andrea Tintori, che si avvale della collaborazione di Andrea Cardini, specialista di marmotte, di Cristina Cattaneo, medico legale, e di Mauro Di Giancamillo, radiologo veterinario. La formazione di un team multidisciplinare è indispensabile se si vuole ricostruire la storia di questa mummia che puo essere considerata la prima mummia naturale conosciuta di marmotta.Sissi è destinata ad essere esposta nel centro multifunzionale di Chiesa Valmalenco (SO): la rarità di mummie naturali sulle Alpi ne fa un ritrovamento comunque eccezionale, che merita di essere approfondito e valorizzato, soprattutto in questo anno che è stato proclamato Anno Internazionale delle Montagne. Ancora oggi le nostre montagne continuano ad offrirci piacevoli sorprese come Sissi.La mummificazione naturale non è certamente un fenomeno comune alle nostre latitudini e con il nostro clima; tuttavia, in numerose località anche italiane si trovano situazioni particolari che permettono sia la formazione che la conservazione di mummie. Cio avviene pero in edifici, perchè le piogge abbastanza diffuse limitano notevolmente le possibilità all'esterno. La perfetta mummificazione della nostra marmotta deve quindi essere considerata un caso veramente eccezionale, tanto che non sono noti altri casi del genere, nè nelle Alpi nè in altre regioni della Terra. Certamente le piccole dimensioni dell'animale hanno favorito il processo di disidratazione: nelle giuste condizioni di temperatura e aridità, poche settimane potrebbero essere state sufficienti. Una primavera asciutta e una vallata ventosa possono essere stati i fattori determinanti per la formazione della nostra mummia. Sissi era una giovane marmotta, lo stato di ossificazione lo testimonia, e il fatto che sia stata rinvenuta in un'area lontana dalle colonie di marmotte che ancora oggi popolano la Val Sissone, fa pensare che fosse in cerca di un sito adeguato per costruire la propria tana dopo aver abbandonato quella di origine. Questi spostamenti avvengono in primavera, subito dopo il risveglio dal letargo, quando gli esemplari sono estremamente magri. Anche questa condizione potrebbe aver favorito la conservazione, poichè l'eventuale presenza di tessuto adiposo (che si accumula durante l'estate come scorta per l'inverno) avrebbe reso più problematica la disidratazione. La mancanza di fratture a carico dello scheletro ci porta ad escludere una morte traumatica (ad esempio sotto una frana di massi); tuttavia, la posizione fortemente scomposta dell'esemplare puo suggerire un seppellimento sotto una piccola frana di terriccio o una valanga. Possiamo, con buon margine di sicurezza, escludere che la marmotta sia stata inclusa nel ghiaccio della Vedretta del Disgrazia, perchè il movimento del ghiacciaio avrebbe provocato seri danni alla mummia.Dopo una prima serie di osservazioni senza interventi diretti sulla mummia (X.ray, aspetto esterno, ambiente di ritrovamento), attualmente sono in corso datazioni con C14 e analisi dei tessuti, per meglio puntualizzare lo stato di conservazione e ricostruire cosi" i processi che hanno condotto alla formazione della mummia. In una fase successiva si potrà confrontare il DNA di Sissi con quello delle popolazioni di marmotte che ancora oggi vivono in Valmalenco, nella speranza di poter stabilire da quale colonia provenisse.
